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Immagini dello stato di natura in Jean-Jacques Rousseau

Loche Annamaria

Franco Angeli 2003

210 pagine

ISBN  9788846446039

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Franco Angeli 2003


Presentazione del volume 

 

I filosofi dell'età moderna, utilizzando diversi modelli antropologici, formulano teorie dello stato di natura che si differenziano in quanto tendono a giustificare ipotesi contrattuali differenti. In ciascuna di tali teorie è però rintracciabile, in senso generico, l'opposizione tra una situazione naturale più o meno statica e un'altra, successiva alla stipulazione del contratto, dove appaiono i caratteri più tipici e specifici della statualità. Anche negli scritti di Rousseau è individuabile una contrapposizione di tal genere, ma la sfera prepolitica viene da lui delineata con più immagini tra loro non coincidenti, in una serie ramificata di fasi che si succedono entro un quadro movimentato dello stato di natura.

La ricostruzione di questo tema riveste un grande rilievo per la comprensione della filosofia di Rousseau: essa infatti prelude alle diverse teorie sul contratto sociale presenti nelle sue opere principali e implica concezioni antropologiche tra loro parzialmente divergenti. Così, nella complessa analisi della storia ipotetica dell'umanità propria del Secondo Discorso si intravedono dei momenti positivi, inevitabilmente destinati, però, a perdersi nella corruzione e nella disuguaglianza e a dar luogo a un patto sociale che è stato efficacemente definito iniquo. NelSaggio sull'origine delle lingue è rintracciabile un disegno più pacato della natura umana.

Nel capitolo sulla società generale del genere umano del Manoscritto di Ginevra viene elaborata un'antropologia cupa e pessimistica, la quale peraltro apre la strada al tema del rinnovamento dell'uomo morale e giusto proprio della versione definitiva del Contratto sociale del 1762. Seguendo l'evolversi delle immagini dello stato di natura nei diversi scritti è inoltre possibile sia individuare il percorso attraverso il quale Jean-Jacques Rousseau si allontana con decisione crescente dai modi in cui i suoi amici-nemici philosophes leggevano il giusnaturalismo seicentesco; sia cogliere l'articolarsi del rapporto tra natura, convenzione e artificio che è di fatto alla radice di tutta la sua riflessione teorica e dell'esito democratico della sua filosofia politica.

 

Annamaria Loche insegna Filosofia politica e Storia della filosofia politica nell'Università di Cagliari. Si occupa del pensiero politico moderno francese ed inglese e di alcuni aspetti della filosofia politica contemporanea; tra i suoi lavori: Diritto e legge in Hobbes (1978); Jeremy Bentham e la ricerca del buongoverno , (1991); Moralità del diritto e morale critica - saggio su Herbert Hart , (1997).

 

 

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